Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post

venerdì 11 novembre 2011

I bambini e un amico chiamato sport fatto con moderazione

Lo sport, oltre a far bene alla salute, ha nei bambini un beneficio psicologico di inestimabile valore.
Abitare il proprio corpo con fiducia è il primo effetto psicologico di qualsiasi sport purché sia praticato sotto il controllo di un esperto.
L'attività fisica abitua i ragazzi ad imparare a dosare le proprie forze e, fiato, muscoli, sforzo mirato e divertimento, sono esperienze del corpo che fanno amare la vita e sono alla base di un comportamento disinvolto.
 L'attività fisica e il gioco sono fondamentali per una crescita psico-fisica equilibrata del bambino,  a patto che non sia fatta in solitudine e con imposizioni di modi ed orari, tanto da non rendere il tutto un'ossessione.

L'attività sportiva fatta con un gruppo di amici, aiuta il bambino ad assumersi le proprie responsabilità, a socializzare e confrontarsi con i compagni capendo i limiti oltre i quali non può andare e i canoni che deve rispettare.


Tutto questo lo aiuta a crescere e a maturare formando in modo armonioso ed equilibrato la sua personalità specialmente con i giochi di squadra preparandolo ad affrontare più serenamente i rapporti sociali.
Recenti studi, però, hanno dimostrato che molti bambini soffrono di disturbi ossessivo-compulsivi che è una patologia dell'ansia con sintomi di cleptomania, bisogno continuo di lavarsi le mani, dipendenza da sport , televisione, internet e videogiochi.

Il bambino non deve passare intere giornate davanti al computer per navigare su internet o per giocare con i videogames o, addirittura frequentare la palestra in modo troppo assiduo.
La cosa importante è che il bambino non sia costretto a praticare uno sport solo per far piacere ai propri genitori o, peggio ancora, per realizzare il sogno segreto di uno dei due.

domenica 9 ottobre 2011

Proteggere i nostri figli dallo smog per prevenire problemi respiratori

Lo smog delle grandi città rende l'aria irrespirabile.

I bambini sono molto esposti ai danni delle sostanze tossiche e perciò cerchiamo di limitare il più possibile gli effetti nocivi.
  • Nelle vie trafficate dove gli scarichi delle auto sono elevatissimi, preferite prendere il marsupio invece del passeggino.
  • Se potete, cercate percorsi alternativi nelle strade con più verde e aperte e, soprattutto, meno frequentate dal traffico degli autoveicoli.
  • Per chi abita in centri ad elevato tasso di inquinamento per gas di scarico, è consigliabile aprire le finestre nelle ore di minore traffico, ad esempio, nel primo pomeriggio.
  • Poiché i tendaggi e la moquette del nostro appartamento trattengono la polvere, il fumo e lo smog, conviene lavarli spesso in special modo d'inverno quando gli ambienti rimangono chiusi a lungo.
  • Se la nostra casa è munita di umidificatori e condizionatori bisogna cambiare i filtri spesso poiché, intrappolando la polvere, rendono l'aria più pulita ma, alla lunga, la loro efficienza si annulla.
  • Sarebbe utile tenere in casa piante anti inquinamento come il ficus, la dracena e la gerbera perché riescono a diminuire gli inquinanti presenti anche del 40%.

mercoledì 5 ottobre 2011

Figli: la dibattuta questione del ciuccio

Il ciuccio, per molti bambini, sostituisce la rassicurazione del seno materno. Ma fino a che età lo possono usare?
I pediatri sono oggi per lo più concordi nel considerarlo un supporto psicologico positivo che appaga il neonato e sconsigliano vivamente di immergerlo nello zucchero o nel miele per non danneggiare i denti e per non sviluppare una esagerata golosità.
I nostri "cuccioli" si addormentano più volentieri con il ciuccio, si consolano dal pianto più rapidamente e, quando diventano capaci di portarlo alla bocca da soli, provano un gratificante senso di autonomia.
Non è però opportuno prolungare l'uso del ciuccio oltre i due anni di vita. In genere, comunque, lo abbandonano spontaneamente e, se proprio insistono, cercate di spostare la carica affettiva su un altro oggetto, magari un orsacchiotto oppure adottate la musicoterapia.
La musica favorisce la calma e migliora le funzioni vegetative ed è un ausilio prezioso per aiutare il nostro bambino a spostare la sua attenzione magari addormentandosi sulle note della "Ninna Nanna" di Brahms adottata anche nella clinica Macedonio Melloni di Milano che ha due sale adibite a questo scopo per i piccoli ricoverati.

domenica 25 settembre 2011

Trasloco: uno stress per tutti ma anche per i figli.

I traslochi, si sa, sono al vertice della scala degli stress ma non soltanto per gli adulti. Anche i bambini risentono del cambiamento, si possono sentire disorientati e si preoccupano di aver perso i loro giocattoli, le loro abitudini e allora ecco che le certezze vacillano. Se si tratta di bambini che trovano difficoltà nel socializzare, l'affrontare le novità diventa ancora più complesso e i problemi aumentano.

Bisogna affrontare questa realtà coinvolgendoli, magari, al riempimento di qualche scatolone, scegliete quello dei loro giocattoli e dei loro vestitini, tutto come se fosse un gioco.
Dobbiamo affrontare con loro l'argomento "trasloco" parlando con entusiasmo della nuova casa che andrete ad abitare dove porterete almeno una parte dei mobili che già conoscono. Rassicurateli, altrimenti avranno l'impressione che qualcosa non va.

Se avete intenzione di sostituire la loro cameretta, coinvolgeteli nella scelta, consultando magari un sito web come Net and Feel dove c'è anche una sezione che aiuta nella progettazione della stessa, oppure portarlo all'IKEA, l'azienda multinazionale specializzata in mobili per l'arredamento e oggettistica per la casa, passando con lui qualche ora in allegria dove potrà toccare con mano la vasta esposizione di mobili per ragazzi. Ricordatevi però di lasciare, nel nuovo arredamento, anche qualche oggetto della sua vecchia cameretta, lo rassicurerà sicuramente.

Anche cambiando casa o, addirittura città, dovete sforzarvi di ripetere i gesti di sempre, non cambiare orario per quanto riguarda il pranzo, la cena, il bagnetto. I bambini sono abitudinari e niente li rassicura di più che rendersi conto che i ritmi e le abitudini sono sempre gli stessi.

Se è possibile, il distacco dal vecchio quartiere deve essere graduale. Riportarli di tanto in tanto nei luoghi conosciuti, a salutare la gente e i bambini con i quali avevano condiviso la quotidianità, darà loro coraggio per stabilire buoni rapporti con la nuova situazione che si è venuta a creare.

Nei primi giorni, dopo il trasloco, i bambini vivono un'altalena di emozioni. La novità li rende euforici e curiosi ma li stanca anche tanto. Saranno più felici ma anche più irrequieti del solito. Armatevi di pazienza e cercate di non aumentare il loro disorientamento con rimproveri forse dettati anche dalla vostra stanchezza che il trasloco provoca anche a voi.

sabato 24 settembre 2011

Pillole di psicologia: giocando s'impara.


Giocando s'impara! Puoi aiutare tuo figlio a divertirsi e contemporaneamente entrare in contatto con il mondo in modo costruttivo.

Un sano rapporto con il gioco è infatti alla base di una vita adulta soddisfacente.
Tutti i giochi aiutano il bambino a sviluppare la sua capacità di concentrazione e applicazione. All'inizio, quello che più conta, non è l'ingegnosità del giocattolo ma la tua presenza in modo affettuoso, al fine di aiutarlo in questa nuova attività.

Dobbiamo dare presenza e forza al nostro bambino così, sentendosi sicuro, potrà spingersi ad esplorare il mondo esterno: giocare significa potersi concentrare su un oggetto senza temere di essere abbandonato dalla figura di riferimento, in questo caso la mamma.
Questa fiducia costituisce una base solida per il suo futuro rapporto con il resto del mondo.

Il piacere del gioco nel bambino, fino a circa 18 mesi, consiste nel muovere, far cadere, conoscere con la bocca, fare rumore, atteggiamenti che lo aiutano nel suo rapporto di conoscenza.

I pediatri sono d'accordo nel consigliare ai genitori di non fare giocare i loro bambini, specialmente nei primi due anni di vita, con giocattoli complicati o difficili da maneggiare ma, invece, orientarsi su cose semplici come una bottiglia di plastica piena di bottoni che fa rumore quando la tocchi oppure delle mollette per il bucato, tutte colorate, inserite in un contenitore trasparente ma chiuso, per non dare la possibilità al bimbo di metterle in bocca. Quando sarà cresciuto, aprire il contenitore ed insegnare al piccolo ad usare le mollette come le costruzioni: fare un trenino, una girandola ecc. con il proposito di sviluppare la sua creatività e immaginazione.

Si passa poi al "fare finta che" che è un voler "imitare" situazioni del mondo degli adulti e impersonare i vari ruoli (babbo, mamma, andare a fare spese, rimproverare i bambolotti che rappresentano i suoi bambini, ecc).
Sul portale Aziende Virgilio ci sono varie aziende che propongono i giochi per la prima infanzia. I marchi come Chicco, Giochi Preziosi, Lego, Gig, Mattel, sono i più forniti in questo genere come la pasta per modellare e i giochi didattici (ma d'altronde questo le mamme lo sanno, sono decenni che queste case costruttrici di giocattoli sono sulla breccia). Il gioco elettronico “Sapientino", del marchio Clementoni, nato nel lontano 1967, ha una sua definizione persino su Wikipedia.

giovedì 22 settembre 2011

Psicologia in pillole: quando i figli si sporcano di continuo

Se il tuo bambino si imbratta continuamente e tende ad impiastricciarsi i vestiti con tutto ciò che gli capita a tiro, non farne una tragedia e, soprattutto, non perdere la pazienza. Evita scenate isteriche anche perché non servirebbero a nulla.
Per un bambino, specialmente intorno ai due anni, è un atteggiamento abbastanza normale sporcarsi e inzaccherare i propri abiti e scarpe, perché i bambini debbono necessariamente attraversare varie fasi per una crescita sana ed equilibrata.

La cosa in genere rientra da sola quando il bimbo cresce e lo sporco acquista per lui un significato simbolico trasmesso da noi genitori: lo sporco è male e il pulito è bene.
Anche in questo caso devi fare molta attenzione: l'amore per la pulizia è una cosa bella e corretta purché non si trasformi in mania, in fobia vera e propria e, in questo modo, non condizioni la vita di tuo figlio.
Dopo i cinque anni il bimbo tende ad interiorizzare la fobia della sporcizia lavandosi continuamente le mani. Non devi esagerare con il discorso della pulizia personale, si rischia di trasformare un'esigenza normale in una vera e propria fobia.
Se il fatto di sporcarsi, invece, continua anche in età più grande, allora è sintomo di qualche disturbo e, in questo caso, chiedi consiglio al tuo piedatra che valuterà e saprà indicarti la strada da percorrere.




Andando a raccogliere qualche notizia su questo argomento, su ForumAlFemminile.com noto come il problema sia abbastanza diffuso. C'è 'giulioconsiglio' che si meraviglia di una mamma che porta sua figlia a giocare al parco vestita, pettinata ed agghindata come se andasse ad un ricevimento e continua spiegando che la mamma confessa che non la fa giocare con l'acqua, non può stare in mutande e cannottiera neanche in casa, deve tenere le pantofoline....e, fra le tante risposte ne trovo una veramente azzeccata che rispecchia il mio pensiero. Dice mamari9: "Questa mamma è da ricovero" mentre ermione71 punta il dito su quelle mamme che "vestono la figlia firmata per usarla come un accessorio griffato per cui, se si sporca o si spettina, casca il palco".

I bambini devono fare i"bambini" con le loro esperienze quotidiane che si trasformano sempre in un apprendimento per il loro bagaglio di crescita.

lunedì 19 settembre 2011

Figli: gemelli a scuola


Primo anno di scuola dell'obbligo, prima elementare. Che fare con i gemelli?

Metterli nella stessa classe può rassicurarli all'inizio ma si rischia di approfondire una simbiosi che va superata. Sono gemelli ma non per questo devono desiderare le stesse cose o avere un processo di sviluppo nello stesso momento.

La cosa più importante per i gemelli è poter percepire sé stessi come identità separate. Anche l'impatto con la scuola, dunque, deve essere un'esperienza individuale.
Se li avete sempre vestiti in modo uguale, li avete abituati a vedere gli stessi programmi in TV e frequentare le stesse amicizie, è arrivato il momento di cambiare.

Aiutateli a conquistare la loro identità personale.

Anche ascoltando alcune testimonianze di insegnanti di scuola elementare, il loro consiglio è di dividere i gemelli in sezioni diverse perché, di solito, l'integrazione avviene prima per uno a discapito dell'altro e ne ritarda la maturazione emotiva.

Leggendo, invece, su vari forum che trattano l'argomento, si trova pareri contrari proprio da parte dei gemelli stessi. Sul sito PianetaMamma.it Scintilla dice:


"Secondo me non è giusto imporre la divisione....io sono gemella...siamo due femmine omozigote.....beh ogni volta che hanno provato a separarci per me e mia sorella è stato un dramma....piangevamo e soffrivamo tantissimo.....mia madre non ci ha mai voluto imporre niente ha sempre detto che quando sarebbe stato il momento adatto avremmo fatto le nostre scelte.......e infatti così è stato.....abbiamo fatto gli studi insieme ma non perché l'abbiamo deciso per non separarci ma perché essendo molto simili di carattere ci sono sempre piaciute le stesse cose.....ora io sono sposata e mia sorella no...ognuna di noi fa la sua vita.....ma ci rimane comunque quel legame speciale che di certo non ci abbandonerà mai per tutta la vita.......vedrai che con il tempo saranno loro che andranno ognuno per la sua strada...... "  

venerdì 16 settembre 2011

Un bambino di cinque anni è pronto per affrontare la prima classe?


Mandare a scuola un bimbo di cinque anni è una scelta giusta oppure si può, involontariamente, compromettere il suo processo di sviluppo?

Prendere una decisione del genere può essere per i genitori fonte si ansia e preoccupazione. Sarebbe meglio sentire il parere di un esperto e consultare uno psicologo che potrà valutare il caso.

Se il piccolo mostra una straordinaria precocità, può darsi che sia già pronto ad affrontare il primo anno di scuola. Diffidate, invece, di motivazioni più narcisistiche che provengono da voi: "Mio figlio è più bravo degli altri" ecc.
Fronteggiare una situazione più grande di lui può produrre nel bimbo seri disagi emotivi, fra cui difficoltà a socializzare ed un senso di inadeguatezza.

Se poi il bambino frequenta la scuola materna, chiedere un consiglio alle insegnanti che lo hanno seguito: è una buona regola perché loro saranno sicuramente più obbiettive nel giudizio e vi verranno incontro in questa decisione che non è fra le più facili. Ci sono casi di bambini che hanno affrontato molto male questo cambiamento che, non essendo avvenuto nei tempi e nei modi dei suoi compagni di materna, inconsciamente, invece di progredire con serenità in questo nuovo cammino, hanno poi manifestato un netto rifiuto verso la scuola.